"taglio" definizione e significato di italiano - Dizionario italiano


Cosa significa taglio in Italiano? Definizione, concetto e spiegazione del significato della parola taglio in Italiano.

taglio:

taglio (taglio) in italiano significa:

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"taglio" definizione e significato di italiano - Dizionario italiano


taglio - nella lingua Italiano.

taglio:

(pr. tàglio) n. m. [der. di tagliare]. -

1. a. L’azione di tagliare, di dividere qualcosa in più parti con una lama o un altro strumento affilato; anche, il risultato che si ottiene: t. dei capelli; t. dell’erba, t. di lamiere; vendere a t., dividendo in pezzi un intero e vendendo solo la parte che è stata richiesta dal cliente, per esempio una stoffa, un nastro, ecc., o la pizza, il pesce, ecc.; t. della testa o delle mani, pene con cui si punivano i ladri nel passato. b. Distacco, rottura, separazione: t. delle carte, la divisione in due o più parti del mazzo delle carte da gioco; t. delle cedole, il distacco delle cedole da un titolo o da un documento; t. di un istmo, l’apertura di un canale in un istmo (una lingua di terra che si trova tra due mari e che unisce due continenti o una penisola e un continente) per collegare due mari.

Espressioni: darci un taglio, finire, troncare di netto una discussione, una situazione, un rapporto: ora basta, diamoci un t.

2. a. Il segno, l’incisione o la ferita che rimane sulla superficie che è stata tagliata: una tovaglia piena di t.; ferita da t. b. L’incisione, il solco che rimane quando non c’è stata una netta separazione di due parti: un t. superficiale, profondo. c. In un giornale, t. o articolo di t., l’articolo che si trova al centro della pagina con titolo su due o tre colonne (così da «tagliare» la pagina): t. alto, t. basso, articolo che è stato impaginato in alto, in basso.

3. Ciò che si taglia, che si divide o ciascuno dei pezzi che sono stati tagliati, separati: un t. di seta per una camicetta, una quantità di tessuto che è sufficiente per confezionarla, per cucirla; un t. nel filetto, un buon t. per il lesso, parti di un animale che è stato macellato, fatto a pezzi.

Espressioni: al taglio, indica un cibo che si vende diviso in parti, in porzioni, e il luogo dove avviene la vendita: pizza a t.; pizzeria al t.

4. a. Il modo in cui un tessuto, un abito, un vestito è tagliato, è confezionato, cucito; anche, stile, linea: sarto, sarta che ha un bel t., un t. originale; t. di capelli corto, scalato, a caschetto, ecc.; un mobile del Settecento di t. molto elegante, di linea, forma elegante. b. Dimensione, formato: t. di una banconota.

5. a. Impostazione, tono, carattere o orientamento di una pubblicazione, un’opera, un discorso, ecc.: un romanzo di t. sociologico. b. T. d’inquadratura, modo di inquadrare, di impostare un’immagine fotografica o cinematografica per ottenere un risultato.

6. a. La parte più affilata di una lama, quella che ha la funzione di tagliare: coltello con t. affilato; guastare, fare perdere il t.

Espressioni: arma a doppio taglio, azione o argomento che può portare vantaggi ma che può essere anche controproducente: la tua strategia alla fine si è rivelata un’arma a doppio taglio. b. La parte più stretta e sottile di qualcosa, di alcuni oggetti, come libri, mattoni, monete, ecc.: mettere qualcosa in t., di t., per t., in modo da farlo appoggiare sulla superficie più stretta.

7. Nel linguaggio dello sport, colpo che viene dato sul lato della palla per darle una traiettoria particolare: colpire la palla di t.; dare il t. alla palla.

8. a. Operazione con cui si mescolano due o più tipi di vino per ottenere una qualità migliore. b. Operazione con cui si mescola una droga con altre sostanze per aumentarne il peso e ottenere più guadagni dalla vendita: eroina con t. di stricnina; tossicodipendenti che muoiono per i t. con sostanze pericolose.

9. T. delle pietre preziose, operazione con cui si tagliano le pietre preziose per aumentarne la lucentezza e lo splendore; anche, la forma che si ottiene tagliandole: t. a brillante.

10

. L’operazione e la tecnica di tagliare la stoffa per confezionare, per cucire vestiti: scuola di t. e cucito.

11

. Eliminazione di una parte di un discorso, di uno scritto, di un film, di un’opera letteraria, teatrale, ecc., per abbreviarli o per ragioni di censura, artistiche, editoriali, ecc.: i t. imposti dalla censura ad un film.

12

. Lineetta, trattino che taglia alcune lettere di alcuni alfabeti: la «l» col t. (ł, Ł) dell’alfabeto polacco.

13

. Nel linguaggio della musica, lineetta, trattino che si mette sopra, sotto o sulla nota musicale per indicarne l’altezza sopra o sotto il pentagramma.

A proposito di lingua Italiano - Lingua italiana

A proposito di lingua Italiano - Lingua italiana

L'italiano ([itaˈljaːno][Nota 1] ascolta[?·info]) è una lingua romanza parlata principalmente in Italia.

È classificato al 23º posto tra le lingue per numero di parlanti nel mondo e, in Italia, è utilizzato da circa 58 milioni di residenti. Nel 2015 l'italiano era la lingua materna del 90,4% dei residenti in Italia, che spesso lo acquisiscono e lo usano insieme alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. In Italia viene ampiamente usato per tutti i tipi di comunicazione della vita quotidiana ed è largamente prevalente nei mezzi di comunicazione nazionali, nell'amministrazione pubblica dello Stato italiano e nell'editoria.

Oltre ad essere la lingua ufficiale dell'Italia, è anche una delle lingue ufficiali dell'Unione europea,[Nota 2] di San Marino, della Svizzera, della Città del Vaticano e del Sovrano militare ordine di Malta. È inoltre riconosciuto e tutelato come "lingua della minoranza nazionale italiana" dalla Costituzione slovena e croata nei territori in cui vivono popolazioni di dialetto istriano.

È diffuso nelle comunità di emigrazione italiana, è ampiamente noto anche per ragioni pratiche in diverse aree geografiche ed è una delle lingue straniere più studiate nel mondo.

Dal punto di vista storico, l'italiano è una lingua codificata tra Quattrocento e Cinquecento sulla base del fiorentino letterario usato nel Trecento.

Dal latino volgare ai volgari italiani

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Latino volgare. Già in epoca classica esisteva un uso "volgare" del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia. Accanto a questo, esisteva un latino "letterario", adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.

Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si verificò una sclerotizzazione del latino scritto (che diventò lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fuse sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.

Gli storici della lingua italiana etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come "volgari italiani", al plurale, e non ancora come "lingua italiana". Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone, mentre mancava un comune modello volgare di riferimento.[senza fonte]

Il primo documento tradizionalmente riconosciuto di uso di un volgare italiano è un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal Principato di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua o "Placito capuano"), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: «Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.» ("So [dichiaro] che quelle terre nei confini qui contenuti (qui riportati) per trent'anni sono state possedute dall'ordine benedettino"). È soltanto una frase, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai "volgare" e non più schiettamente latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko ("che") e il dimostrativo kelle ("quelle"), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana, ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.[senza fonte]

Sistema di scrittura

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto italiano e Ortografia italiana. La lingua italiana usa l'alfabeto italiano costituito da 21 lettere; al quale si aggiungono 5 lettere, tradizionalmente definite straniere, 'j' 'k', 'w', 'x', 'y', con cui forma l'alfabeto latino. X e J erano lettere utilizzate nell'italiano antico soprattutto nei toponimi (Jesi, Jesolo) e in alcuni cognomi come Lo Jacono e Bixio, o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e e raramente sulla o (una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (`) su tutte le altre. Il circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo significato.

L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe (àncora - ancóra).

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

L'italiano è lingua ufficiale in Italia (benché alcuni territori siano ufficialmente bilingui), nella Città del Vaticano (sebbene la lingua nominalmente ufficiale della Santa Sede sia invece il latino), a San Marino, nel sud della Svizzera (Canton Ticino e frange meridionali dei Grigioni), nella fascia litoranea della Slovenia (accanto allo sloveno) e nella regione istriana della Croazia (accanto al croato). È inoltre la lingua ufficiale dell'Ordine di Malta nonché una delle 4 lingue ufficiali della Confederazione elvetica e una delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.

In passato, l'italiano è stato lingua ufficiale (o coufficiale), per periodi diversi, anche in altre aree geografiche: in Corsica fino al 1859, nelle Isole Ionie fino al 1864, a Nizza fino al 1870, nel Principato di Monaco fino al 1919, a Malta fino al 1934. Durante la seconda guerra mondiale fu per breve tempo lingua ufficiale di territori annessi come le province di Lubiana, Spalato e Cattaro; nel corso dello stesso conflitto, o immediatamente dopo, perse inoltre lo stato di ufficialità nei territori sloveni del Goriziano e del Carso, nell'isola di Cherso e nelle allora province di Fiume e Zara (Croazia), in Albania, nel Dodecaneso, nonché in Libia, Etiopia ed Eritrea. Rimase invece lingua ufficiale in Somalia fino al 1963.

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

Italia

La Costituzione della Repubblica Italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Tuttavia, in Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, dichiara all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». Inoltre la legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" stabilisce all'art. 1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano".

Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevedeva la modifica dell'art. 12 della Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali»: la proposta però non è stata approvata dal Senato e l'art. 12 nella forma in vigore al 31 dicembre 2012 non contiene indicazioni sulla lingua ufficiale.

Secondo uno studio statistico dell'ISTAT pubblicato nel 2017, il 90,4% della popolazione è di lingua madre italiana:

Regione Madrelingua italiani (maggiori di 6 anni d'età) Percentuale
 Puglia 3 746 000 96,9%
 Sardegna 1 527 000 96,6%
 Campania 5 295 000 96,0%
 Basilicata 526 000 96,0%
 Sicilia 4 590 000 95,8%
 Calabria 1 757 000 94,2%
 Molise 270 000 93,5%
 Abruzzo 1 160 000 92,2%
 Liguria 1 365 000 91,1%
 Valle d'Aosta 109 000 90,4%
 Marche 1 311 000 89,7%
 Piemonte 3 719 000 89,4%
 Toscana 3 127 000 89,2%
 Umbria 750 000 88,9%
 Veneto 4 083 000 88,4%
 Lazio 4 944 000 88,2%
 Friuli-Venezia Giulia 1 014 000 87,8%
 Lombardia 8 235 000 87,7%
 Emilia-Romagna 3 625 000 86,6%
 Trentino-Alto Adige 560 000 57,1%
Totale 51 790 000 90,4%