"sembrare" definizione e significato di italiano - Dizionario italiano


Cosa significa sembrare in Italiano? Definizione, concetto e spiegazione del significato della parola sembrare in Italiano.

sembrare:

sembrare (sembrare) in italiano significa:

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"sembrare" definizione e significato di italiano - Dizionario italiano


sembrare - nella lingua Italiano.

sembrare:

(pr. sembràre) [dal provenz. semblar, lat. tardo similare, der. di simĭlis «simile»] (io sémbro, ecc.). -

v. intr. (aus. essere)

1. Avere l’impressione di, dare l’impressione di: sembrava che non gliene importasse affatto; Luca sembra non volerne sapere; mi è sembrato di sentire un rumore.

Espressioni: mi (ti, gli, ecc.) sembra di sognare, per indicare grande sorpresa per una cosa positiva o negativa; non mi sembra vero, per indicare contentezza perché accade qualcosa atteso a lungo: non mi sembra vero che tutto sia finito; sembra ieri, di un fatto avvenuto da tempo ma che si ricorda come se fosse recentissimo; sembra impossibile!, per esprimere irritazione, rabbia.

2. a. Ritenere, credere, giudicare: mi sembra che non si dica così; ti sembra di esserti comportato bene?; che ti sembra di quel ragazzo?; che te ne sembra?, che ve ne sembra? b. Nelle risposte, per affermare o negare quando non si è del tutto convinti: mi sembra di sì, mi sembra di no; mi sembra (= credo di sì); così sembra, per alludere a una notizia riferita da altri. c. Credere probabile, verosimile, oppure opportuno, spesso per indicare sorpresa: mi sembrava che sarebbe finita male!; mi sembrava!, mi sembrava bene!, per indicare che un fatto corrisponde a quello che si era pensato o previsto e che non poteva andare diversamente; mi sembra che non sia (o non mi sembra che sia) il caso di scherzare.

Espressioni: ti sembra?, le sembra?, ecc., per avere una conferma dalla persona con cui si parla, anche in forma negativa: non ti sembra?, non le sembra?, ecc.; con un tono di meraviglia, per esprimere disaccordo: ho ragione io, (non) ti sembra?

3. Assomigliare, sembrare, riferito a una persona o a una cosa che assomiglia a un’altra: da lontano mi eri sembrato Piero; sembra un fantasma.

4. Dare l’impressione di essere in un certo modo, che può non essere vero: sembrano stare bene; mi sembri, mi sembra stanco; sembri un altro.

v. impers.

1. Apparire, parere probabile: sembra che sia tornato, ma non è sicuro; «È arrivato tuo padre?» «Sembra (di sì o di no)».

2. Avere un’opinione, un giudizio, su qualcuno: che ti sembra di Giorgio?; che ti sembra se andiamo al cinema?, che ne pensi?

A proposito di lingua Italiano - Lingua italiana

A proposito di lingua Italiano - Lingua italiana

L'italiano ([itaˈljaːno][Nota 1] ascolta[?·info]) è una lingua romanza parlata principalmente in Italia.

È classificato al 23º posto tra le lingue per numero di parlanti nel mondo e, in Italia, è utilizzato da circa 58 milioni di residenti. Nel 2015 l'italiano era la lingua materna del 90,4% dei residenti in Italia, che spesso lo acquisiscono e lo usano insieme alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. In Italia viene ampiamente usato per tutti i tipi di comunicazione della vita quotidiana ed è largamente prevalente nei mezzi di comunicazione nazionali, nell'amministrazione pubblica dello Stato italiano e nell'editoria.

Oltre ad essere la lingua ufficiale dell'Italia, è anche una delle lingue ufficiali dell'Unione europea,[Nota 2] di San Marino, della Svizzera, della Città del Vaticano e del Sovrano militare ordine di Malta. È inoltre riconosciuto e tutelato come "lingua della minoranza nazionale italiana" dalla Costituzione slovena e croata nei territori in cui vivono popolazioni di dialetto istriano.

È diffuso nelle comunità di emigrazione italiana, è ampiamente noto anche per ragioni pratiche in diverse aree geografiche ed è una delle lingue straniere più studiate nel mondo.

Dal punto di vista storico, l'italiano è una lingua codificata tra Quattrocento e Cinquecento sulla base del fiorentino letterario usato nel Trecento.

Dal latino volgare ai volgari italiani

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Latino volgare. Già in epoca classica esisteva un uso "volgare" del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia. Accanto a questo, esisteva un latino "letterario", adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.

Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si verificò una sclerotizzazione del latino scritto (che diventò lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fuse sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.

Gli storici della lingua italiana etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come "volgari italiani", al plurale, e non ancora come "lingua italiana". Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone, mentre mancava un comune modello volgare di riferimento.[senza fonte]

Il primo documento tradizionalmente riconosciuto di uso di un volgare italiano è un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal Principato di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua o "Placito capuano"), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: «Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.» ("So [dichiaro] che quelle terre nei confini qui contenuti (qui riportati) per trent'anni sono state possedute dall'ordine benedettino"). È soltanto una frase, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai "volgare" e non più schiettamente latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko ("che") e il dimostrativo kelle ("quelle"), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana, ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.[senza fonte]

Sistema di scrittura

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto italiano e Ortografia italiana. La lingua italiana usa l'alfabeto italiano costituito da 21 lettere; al quale si aggiungono 5 lettere, tradizionalmente definite straniere, 'j' 'k', 'w', 'x', 'y', con cui forma l'alfabeto latino. X e J erano lettere utilizzate nell'italiano antico soprattutto nei toponimi (Jesi, Jesolo) e in alcuni cognomi come Lo Jacono e Bixio, o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e e raramente sulla o (una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (`) su tutte le altre. Il circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo significato.

L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe (àncora - ancóra).

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

L'italiano è lingua ufficiale in Italia (benché alcuni territori siano ufficialmente bilingui), nella Città del Vaticano (sebbene la lingua nominalmente ufficiale della Santa Sede sia invece il latino), a San Marino, nel sud della Svizzera (Canton Ticino e frange meridionali dei Grigioni), nella fascia litoranea della Slovenia (accanto allo sloveno) e nella regione istriana della Croazia (accanto al croato). È inoltre la lingua ufficiale dell'Ordine di Malta nonché una delle 4 lingue ufficiali della Confederazione elvetica e una delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.

In passato, l'italiano è stato lingua ufficiale (o coufficiale), per periodi diversi, anche in altre aree geografiche: in Corsica fino al 1859, nelle Isole Ionie fino al 1864, a Nizza fino al 1870, nel Principato di Monaco fino al 1919, a Malta fino al 1934. Durante la seconda guerra mondiale fu per breve tempo lingua ufficiale di territori annessi come le province di Lubiana, Spalato e Cattaro; nel corso dello stesso conflitto, o immediatamente dopo, perse inoltre lo stato di ufficialità nei territori sloveni del Goriziano e del Carso, nell'isola di Cherso e nelle allora province di Fiume e Zara (Croazia), in Albania, nel Dodecaneso, nonché in Libia, Etiopia ed Eritrea. Rimase invece lingua ufficiale in Somalia fino al 1963.

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

Italia

La Costituzione della Repubblica Italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Tuttavia, in Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, dichiara all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». Inoltre la legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" stabilisce all'art. 1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano".

Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevedeva la modifica dell'art. 12 della Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali»: la proposta però non è stata approvata dal Senato e l'art. 12 nella forma in vigore al 31 dicembre 2012 non contiene indicazioni sulla lingua ufficiale.

Secondo uno studio statistico dell'ISTAT pubblicato nel 2017, il 90,4% della popolazione è di lingua madre italiana:

Regione Madrelingua italiani (maggiori di 6 anni d'età) Percentuale
 Puglia 3 746 000 96,9%
 Sardegna 1 527 000 96,6%
 Campania 5 295 000 96,0%
 Basilicata 526 000 96,0%
 Sicilia 4 590 000 95,8%
 Calabria 1 757 000 94,2%
 Molise 270 000 93,5%
 Abruzzo 1 160 000 92,2%
 Liguria 1 365 000 91,1%
 Valle d'Aosta 109 000 90,4%
 Marche 1 311 000 89,7%
 Piemonte 3 719 000 89,4%
 Toscana 3 127 000 89,2%
 Umbria 750 000 88,9%
 Veneto 4 083 000 88,4%
 Lazio 4 944 000 88,2%
 Friuli-Venezia Giulia 1 014 000 87,8%
 Lombardia 8 235 000 87,7%
 Emilia-Romagna 3 625 000 86,6%
 Trentino-Alto Adige 560 000 57,1%
Totale 51 790 000 90,4%