"mondo¹" definizione e significato di italiano - Dizionario italiano
Cosa significa mondo¹ in Italiano? Definizione, concetto e spiegazione del significato della parola mondo¹ in Italiano.
mondo¹:mondo¹ (mondo) in italiano significa:
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mondo¹ - nella lingua Italiano.
mondo¹:
(pr. mòndo) n. m. [lat. mŭndus (voce d’incerta origine), che designò dapprima la volta celeste e i corpi luminosi che la popolano, poi la Terra e i suoi abitanti]. - 1. L’universo, come insieme di tutte le cose create ed esistenti: la creazione, l’origine, il principio del m.; i sei giorni della creazione del m., secondo il racconto della Bibbia. • Espressioni: caschi il mondo, cascasse il mondo, a qualsiasi costo: caschi il m., ci devo riuscire; dacché mondo è mondo, sempre, in ogni tempo; è la fine del mondo, si dice di una persona, uno spettacolo, una cosa e simili che sono eccezionali, capaci di entusiasmare: quel film è proprio la fine del m.!; la fine del mondo, in diverse religioni e dottrine filosofiche, la fine catastrofica dell’attuale ordine cosmico per l’instaurazione di una realtà totalmente diversa; non casca il mondo, per rassicurare chi teme conseguenze negative; non è la fine del mondo, per far diventare meno pesante quello che si dirà in seguito: non sarà la fine del m. se ti prendi un giorno di vacanza; parere la fine del mondo, di qualcosa che si svolge con grande rumore e confusione. 2. a. La Terra, il globo terrestre: il m. gira; le cinque parti del m. (o le sei, se si include l’Antartide). • Espressioni: al mondo, fa diventare più forte il significato della frase: non c’è al m. persona più noiosa di lui; per nulla al m., per nessuna cosa al m., in nessun modo; girare il mondo, girare mezzo mondo, girare il mondo in lungo e in largo, viaggiare molto; il mondo è piccolo, è facile incontrare persone che si conoscono nei luoghi più strani; in capo al mondo, all’altro capo del mondo, in un punto lontanissimo, ai confini della Terra: lo troverò, fosse anche in capo al m.; un angolo di mondo, un punto della Terra lontano, remoto; vivere fuori del mondo, di persona che non si informa sugli avvenimenti recenti. b. Una parte determinata della Terra: il m. antico, il continente antico e la sua storia; il nuovo m., l’America, contrapposta al vecchio m., l’Europa, l’Asia, l’Africa; l’eroe dei due m., Garibaldi, per le sue imprese in Europa e in America meridionale; il m. virtuale, ambiente virtuale, on-line, in cui si svolgono attività diverse (per esempio, lavoro, gioco, comunicazione, studio). c. La Terra come simbolo della vita stessa: in questo m. non è facile tirare avanti. • Espressioni: abbandonare il mondo, sparire dalla scena del mondo, morire; essere al mondo, essere vivo, essere nato; essere solo al mondo, non avere nessuno al mondo, non avere più familiari; mettere al mondo, partorire; tornare al mondo, rinascere, tornare in vita; venire al mondo, nascere. d. La società e il suo modo di agire, di comportarsi: com’è cambiato il m.!; il m. va alla rovescia, per significare che le vicende umane seguono un senso opposto a quello che dovrebbero seguire. • Espressioni: non sapere stare al mondo, non conoscere le norme del vivere civile. e. In esclamazioni di rabbia o di meraviglia: porco m.!; m. cane!; m. ladro! 3. a. Le persone che vivono sulla Terra: l’agnello di Dio che toglie i peccati del m., Gesù, nella liturgia cattolica; salvare le apparenze agli occhi del m.; imbrogliare il m.; fare ridere il m. alle proprie spalle. • Espressioni: avere tutto il mondo contro, avere tutti contrari; mezzo mondo, moltissima gente: l’ha raccontato a mezzo m. b. Un insieme di persone che ha una comune civiltà o una comune situazione politica, sociale, economica: il m. greco-romano; il m. cristiano; il m. pagano; il m. civile; il m. latino, slavo, anglosassone; il m. occidentale, il m. orientale; terzo m. c. Insieme di persone che hanno interessi, attività, atteggiamenti comuni: il m. degli affari; il m. letterario; il m. artistico, il m. dello spettacolo; il m. della politica. • Espressioni: il bel mondo, l’ambiente delle persone che appartengono alle classi sociali più ricche e le persone stesse: frequentare il bel m. d. L’umanità, il genere umano: non curarsi del m.; me ne frego di quello che dice il m. • Espressioni: uomo, donna di mondo, persona che è abituata a vivere in società. e. La società umana, contrapposta alla vita dello spirito: le insidie, i pericoli, le gioie del m. f. La vita laica, contrapposta alla vita solitaria e monastica: lasciare il m., fuggire dal m. • Espressioni: rinunciare al mondo, ritirarsi a vivere in convento. 4. a. Ogni corpo celeste simile alla Terra o altro sistema analogo a quello solare: l’astronomia scopre sempre nuovi m.; la pluralità dei m. b. Dimensione estranea o insolita: gli parve di essere, di trovarsi in un m. diverso. • Espressioni: cose dell’altro mondo!, per esprimere meraviglia mista a rabbia. c. Questo m., la vita terrena: il mio regno non è di questo m., parole di Gesù a Pilato; finché sarò in questo m., finché sarò vivo; non essere più di questo m., essere morto. d. L’altro m., il regno dei morti: andare all’altro m., morire; fare andare, mandare all’altro m., fare morire. e. Ciascuno dei tre regni dell’oltretomba: il m. dei dannati, l’inferno; il m. delle anime penanti o purganti, il purgatorio; il m. dei beati, il paradiso. 5. a. L’insieme delle realtà di un genere: il m. fisico, metafisico; il m. naturale, soprannaturale; il m. interno, esterno. b. Il modo particolare con cui si rappresenta la realtà nel pensiero e nella fantasia di un artista: il m. poetico dell’Ariosto, del Tasso; crearsi un m. proprio. • Espressioni: in che mondo vivi?, si dice a qualcuno che ha un’idea della vita troppo astratta e lontana dalla realtà quotidiana; vivere in un mondo tutto proprio, vivere una realtà individuale, anche molto particolare: Mario vive in un m. tutto suo. 6. Grande quantità. • Espressioni: un mondo, moltissimo, una gran quantità: mi son divertito un m.; ti voglio un m. di bene; del mondo, serve per dare maggiore forza alla frase: l’uomo più felice del m.; la faccia più ingenua di questo m.; non lo farei per tutto l’oro del m.
Altre parole del dizionario italiano
A proposito di lingua Italiano - Lingua italiana
L'italiano ([itaˈljaːno][Nota 1] ascolta[?·info]) è una lingua romanza parlata principalmente in Italia.
È classificato al 23º posto tra le lingue per numero di parlanti nel mondo e, in Italia, è utilizzato da circa 58 milioni di residenti. Nel 2015 l'italiano era la lingua materna del 90,4% dei residenti in Italia, che spesso lo acquisiscono e lo usano insieme alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. In Italia viene ampiamente usato per tutti i tipi di comunicazione della vita quotidiana ed è largamente prevalente nei mezzi di comunicazione nazionali, nell'amministrazione pubblica dello Stato italiano e nell'editoria.
Oltre ad essere la lingua ufficiale dell'Italia, è anche una delle lingue ufficiali dell'Unione europea,[Nota 2] di San Marino, della Svizzera, della Città del Vaticano e del Sovrano militare ordine di Malta. È inoltre riconosciuto e tutelato come "lingua della minoranza nazionale italiana" dalla Costituzione slovena e croata nei territori in cui vivono popolazioni di dialetto istriano.
È diffuso nelle comunità di emigrazione italiana, è ampiamente noto anche per ragioni pratiche in diverse aree geografiche ed è una delle lingue straniere più studiate nel mondo.
Dal punto di vista storico, l'italiano è una lingua codificata tra Quattrocento e Cinquecento sulla base del fiorentino letterario usato nel Trecento.
Dal latino volgare ai volgari italiani
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Latino volgare. Già in epoca classica esisteva un uso "volgare" del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia. Accanto a questo, esisteva un latino "letterario", adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.
Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si verificò una sclerotizzazione del latino scritto (che diventò lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fuse sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.
Gli storici della lingua italiana etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come "volgari italiani", al plurale, e non ancora come "lingua italiana". Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone, mentre mancava un comune modello volgare di riferimento.[senza fonte]
Il primo documento tradizionalmente riconosciuto di uso di un volgare italiano è un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal Principato di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua o "Placito capuano"), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: «Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.» ("So [dichiaro] che quelle terre nei confini qui contenuti (qui riportati) per trent'anni sono state possedute dall'ordine benedettino"). È soltanto una frase, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai "volgare" e non più schiettamente latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko ("che") e il dimostrativo kelle ("quelle"), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana, ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.[senza fonte]
Sistema di scrittura
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto italiano e Ortografia italiana. La lingua italiana usa l'alfabeto italiano costituito da 21 lettere; al quale si aggiungono 5 lettere, tradizionalmente definite straniere, 'j' 'k', 'w', 'x', 'y', con cui forma l'alfabeto latino. X e J erano lettere utilizzate nell'italiano antico soprattutto nei toponimi (Jesi, Jesolo) e in alcuni cognomi come Lo Jacono e Bixio, o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e e raramente sulla o (una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (`) su tutte le altre. Il circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo significato.
L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe (àncora - ancóra).
Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale
L'italiano è lingua ufficiale in Italia (benché alcuni territori siano ufficialmente bilingui), nella Città del Vaticano (sebbene la lingua nominalmente ufficiale della Santa Sede sia invece il latino), a San Marino, nel sud della Svizzera (Canton Ticino e frange meridionali dei Grigioni), nella fascia litoranea della Slovenia (accanto allo sloveno) e nella regione istriana della Croazia (accanto al croato). È inoltre la lingua ufficiale dell'Ordine di Malta nonché una delle 4 lingue ufficiali della Confederazione elvetica e una delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.
In passato, l'italiano è stato lingua ufficiale (o coufficiale), per periodi diversi, anche in altre aree geografiche: in Corsica fino al 1859, nelle Isole Ionie fino al 1864, a Nizza fino al 1870, nel Principato di Monaco fino al 1919, a Malta fino al 1934. Durante la seconda guerra mondiale fu per breve tempo lingua ufficiale di territori annessi come le province di Lubiana, Spalato e Cattaro; nel corso dello stesso conflitto, o immediatamente dopo, perse inoltre lo stato di ufficialità nei territori sloveni del Goriziano e del Carso, nell'isola di Cherso e nelle allora province di Fiume e Zara (Croazia), in Albania, nel Dodecaneso, nonché in Libia, Etiopia ed Eritrea. Rimase invece lingua ufficiale in Somalia fino al 1963.

Italia
La Costituzione della Repubblica Italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Tuttavia, in Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, dichiara all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». Inoltre la legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" stabilisce all'art. 1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano".
Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevedeva la modifica dell'art. 12 della Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali»: la proposta però non è stata approvata dal Senato e l'art. 12 nella forma in vigore al 31 dicembre 2012 non contiene indicazioni sulla lingua ufficiale.
Secondo uno studio statistico dell'ISTAT pubblicato nel 2017, il 90,4% della popolazione è di lingua madre italiana:
| Regione | Madrelingua italiani (maggiori di 6 anni d'età) | Percentuale |
| Puglia | 3 746 000 | 96,9% |
| Sardegna | 1 527 000 | 96,6% |
| Campania | 5 295 000 | 96,0% |
| Basilicata | 526 000 | 96,0% |
| Sicilia | 4 590 000 | 95,8% |
| Calabria | 1 757 000 | 94,2% |
| Molise | 270 000 | 93,5% |
| Abruzzo | 1 160 000 | 92,2% |
| Liguria | 1 365 000 | 91,1% |
| Valle d'Aosta | 109 000 | 90,4% |
| Marche | 1 311 000 | 89,7% |
| Piemonte | 3 719 000 | 89,4% |
| Toscana | 3 127 000 | 89,2% |
| Umbria | 750 000 | 88,9% |
| Veneto | 4 083 000 | 88,4% |
| Lazio | 4 944 000 | 88,2% |
| Friuli-Venezia Giulia | 1 014 000 | 87,8% |
| Lombardia | 8 235 000 | 87,7% |
| Emilia-Romagna | 3 625 000 | 86,6% |
| Trentino-Alto Adige | 560 000 | 57,1% |
| Totale | 51 790 000 | 90,4% |
