"mano" definizione e significato di italiano - Dizionario italiano


Cosa significa mano in Italiano? Definizione, concetto e spiegazione del significato della parola mano in Italiano.

mano:

mano (mano) in italiano significa:

Support by: Wikilanguages.net
Condividi questo post:

"mano" definizione e significato di italiano - Dizionario italiano


mano - nella lingua Italiano.

mano:

(pr. màno) n. f. [lat. manus -us] (pl. le mani). -

1.

a. La parte finale dellarto superiore degli uomini e dei primati, dotata di palmo, dorso e cinque dita, che serve ad afferrare oggetti e percepire attraverso il tatto: le articolazioni della m.; m. lunghe, sottili, ben curate; m. tozze, larghe, nodose; m. nude.

Espressioni: alzare la mano, come giuramento o per chiedere di intervenire; alzare le mani, per arrendersi; alzare le mani su qualcuno, picchiare; alzare le mani al cielo, in gesto di preghiera; avere le mani bucate, essere spendaccione; a mani giunte, cioè distese e unite, in atto di preghiera; a mani vuote, senza nulla da dare, da offrire; anche, senza aver ottenuto nulla: restare, presentarsi a m. vuote; tornarsene a m. vuote; baciare le mani, in segno di ossequio; battere le mani, per applaudire o per chiamare qualcuno, per imporre silenzio o chiedere attenzione; con le mani in mano, senza far niente: non startene lì con le m. in m.!; dare a piene mani, con generosi­tà; dare, stringere la mano, per stringere un patto, presentarsi o salutarsi; fregarsi le mani, in segno di soddisfazione; gli dai un dito e ti prende la mano, con riferimento a chi non s’accontenta di ciò che riceve e si mostra anzi sempre più esigente e indiscreto; imposizione delle mani, come rito della liturgia cristiana; in palma di mano, in gran conto: portare, tenere qualcuno in palma di m.; la mano sinistra non sappia quel che fa la destra, frase del Vangelo che significa che non ci si deve vantare delle buone azioni compiute; lasciarsi sfuggire di mano, far cadere o farsi sfuggire: lasciarsi sfuggire di m. un vassoio; si è lasciato sfuggire di m. il colpevole; lavarsene le mani, con riferimento al gesto di Ponzio Pilato davanti a Gesù Cristo, scaricare ogni responsabilità sugli altri; leggere la mano, predire il futuro osservano la mano, secondo le regole della chiromanzia; mani di pasta frolla, con riferimento a chi spesso lascia cadere quello che porta: hai proprio le m. di pasta frolla; mani in alto!, intimazione che si rivolge a una o più persone, ponendole sotto la minaccia di un’arma, per metterle nell’impossibilità di reagire; mano nella mano, l’una nell’altra, in segno di affetto: i fidanzati passeggiavano m. nella m.; mettere la mano sul fuoco, affermare in modo deciso (con allusione alla medievale prova del fuoco come giudizio di Dio); mettere le mani avanti, per prevenire danni; mettersi le mani nei capelli, per la disperazione; mettersi una mano sul cuore, per dichiarare la propria serietà, la propria lealtà; mettersi una mano sulla coscienza, esaminare con onestà le conseguenze delle proprie azioni; mordersi le mani, manifestare rabbia o rimorso; per mano, tenendo per mano: prendere per m., anche nel senso figurato di guidare, proteggere; tenersi per m., l’uno la mano dell’altro; qua la mano!, invitando altri per un gesto di congratulazione, di riappacificazione o di accordo; rimanere con un pugno di mosche in mano, non concludere nulla; stretta di mano, per stringere un patto; tendere la mano, per mendicare, o anche in segno di perdono, di accordo, di riappacificazione, ecc. b. Strumento di azione, per svolgere lavori, attività, ecc.: lo ha costruito con le sue m.; ha voluto cucirgli l’abito tutto di sua m.

Espressioni: alla mano, di cosa che è vicina, comoda, pronta, e anche di persona affabile: con le prove alla m.; un uomo alla m.; a mano, con vari significati: condurre a m. un cavallo, per la briglia senza montarci sopra; fare manovra a m., di un’automobile, spostarla a spinta; bomba a m., da lanciare con la mano; carta a m., fabbricata manualmente; cucire a m., ricamare e ricamo a m.; a mano a mano, nell’uso antico, alla pari: A man a man con lui cantando giva Il Mantovan (f. petrarca); quindi, con valore temporale, immediatamente, subito: se io sarò fatto a m. a man capitano (g. boccaccio); nell’uso moderno, di volta in volta, progressivamente (anche man m.); a mano armata, con le armi in mano: rapina a m. armata; a man salva, senza incontrare resistenza, liberamente: rubare a m. salva; a quattro mani, eseguito da due persone contemporaneamente; di lunga mano, alla lontana, con riferimento ad azione o lavoro al quale si lavora da tempo; di prima mano, direttamente, senza passare attraverso altri: informazione, notizia di prima m.; di seconda mano, attraverso passaggi intermedi: comprare di seconda m., roba già usata; per mano di, per mezzo di: recapitare per m. d’un fattorino. c. Stile, impronta caratteristica: una lettera di sua m., autografa; si riconosce la m. del Correggio. d. Intervento: mettere m. a un lavoro, iniziarlo.

Espressioni: avere le mani in pasta, essere coinvolto in una questione, anche nei suoi risvolti poco limpidi: avere le m. in pasta in una faccenda; avere per le mani, essere impegnato o coinvolto in qualcosa: avere per le m. un grosso affare; dare man forte a qualcuno, prestargli aiuto, soccorso, assistere, anche in imprese non buone: dare m. forte a un amico; dare una mano a qualcuno, aiutarlo: dava una m. al padre nell’officina; prendere la mano, acquistare pratica in un lavoro, in un esercizio; mettere mano a qualcosa, prendere: mettere m. ai pennelli, alla penna, alle armi. e. Modo di agire: lavorare con m. sicura, con m. ferma, con m. maestra.

Espressioni: allungare le mani, per picchiare o per palpeggiare (con questo secondo senso, anche fare la mano morta); a mano libera, si dice di disegno fatto senza riga o compasso; avere la mano leggera, si dice di chi agisce con finezza; avere la mano pesante, si dice di chi è duro nel comandare, nel punire; avere le mani legate, non avere libertà d’azione; avere le mani libere, piena facoltà di agire; avere le mani lunghe, di persona che ruba, o che è pronta a usare le mani per palpeggiare; mani benedette, che riescono bene in tutto ciò che fanno; mani pulite, nome di campagne giudiziarie volte a colpire la corruzione tra i politici e gli amministratori; sporcarsi le mani, partecipando ad azioni poco oneste. f. Azione di lotta o attacco: mettere le m. addosso a qualcuno, aggredirlo.

Espressioni: giù le mani!, intimazione rivolta a chi alza le mani contro altri, o a chi sta tentando di appropriarsi di qualcosa; menare le mani, picchiare; scherzo di mano scherzo da villano, detto popolare che significa che solo le persone maleducate usano la violenza; sentirsi prudere le mani, avere voglia di picchiare; svelto di mano, manesco o particolarmente abile nel rubare; venire alle mani, venire alla rissa, picchiare: alla fine sono venuti alle m. g. Strumento di potere: cadere in m. nemica.

Espressioni: avere in mano la situazione, dominarla; chiedere la mano, fare una proposta di matrimonio: chiedere la m. di una ragazza; la mano di Dio, un aiuto provvidenziale; fare man bassa, saccheggiare, rubare; governare con mano ferma, con decisione; essere nelle mani di Dio, dipendenti dalla sua volontà, quando ci si trova in una situazione incerta. h. Strumento attraverso il quale si percepisce con il tatto.

Espressioni: far toccare con mano, mostrare in modo evidente la verità e accertarsi per conoscenza diretta: se non ci credi, puoi toccare con m. i. Simbolo di vicinanza.

Espressioni: fuori mano, di luogo lontano dal centro, o comunque lontano.

2.

a. La direzione corrispondente a ciascuna delle due mani: girare, voltare a man dritta, a m. manca.

Espressioni: cedere la mano, far passare a destra un’altra persona con la quale si cammina, in segno di rispetto. b. Nella circolazione stradale, ciascuno dei due sensi di marcia: tenere la m. destra (o tenere la destra).

Espressioni: andare contro mano, nel senso opposto al dovuto.

3.

Sue M.; Sue Gentilissime M.; Sue Proprie M.: negli scambi di lettere, formula di cortesia scritta sulle buste da recapitare a mano.

4.

a. In esercizi ginnici: m. ai fianchi, alla nuca, al petto, ordini di assumere questi posizioni. b. Nel gioco del calcio, fallo di m., commesso da un calciatore che tocca intenzionalmente la palla con le mani o con le braccia.

5.

a. Ogni fase di un lavoro, in particolare di pittura: una m. di vernice; dare la prima, la seconda, l’ultima m. b. Nei giochi con le carte, fase della partita in cui si distribuisce il mazzo.

Espressioni: essere di mano, con riferimento al giocatore che, seduto a destra o a sinistra di chi tiene il mazzo, gioca per primo; fare l’ul­tima mano, prendere per ultimo tutte le carte rimaste in tavola.

6.

Nel linguaggio letterario, gruppo di soldati o, in generale, di persone: una m. di prodi.

A proposito di lingua Italiano - Lingua italiana

A proposito di lingua Italiano - Lingua italiana

L'italiano ([itaˈljaːno][Nota 1] ascolta[?·info]) è una lingua romanza parlata principalmente in Italia.

È classificato al 23º posto tra le lingue per numero di parlanti nel mondo e, in Italia, è utilizzato da circa 58 milioni di residenti. Nel 2015 l'italiano era la lingua materna del 90,4% dei residenti in Italia, che spesso lo acquisiscono e lo usano insieme alle varianti regionali dell'italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. In Italia viene ampiamente usato per tutti i tipi di comunicazione della vita quotidiana ed è largamente prevalente nei mezzi di comunicazione nazionali, nell'amministrazione pubblica dello Stato italiano e nell'editoria.

Oltre ad essere la lingua ufficiale dell'Italia, è anche una delle lingue ufficiali dell'Unione europea,[Nota 2] di San Marino, della Svizzera, della Città del Vaticano e del Sovrano militare ordine di Malta. È inoltre riconosciuto e tutelato come "lingua della minoranza nazionale italiana" dalla Costituzione slovena e croata nei territori in cui vivono popolazioni di dialetto istriano.

È diffuso nelle comunità di emigrazione italiana, è ampiamente noto anche per ragioni pratiche in diverse aree geografiche ed è una delle lingue straniere più studiate nel mondo.

Dal punto di vista storico, l'italiano è una lingua codificata tra Quattrocento e Cinquecento sulla base del fiorentino letterario usato nel Trecento.

Dal latino volgare ai volgari italiani

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Latino volgare. Già in epoca classica esisteva un uso "volgare" del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia. Accanto a questo, esisteva un latino "letterario", adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.

Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si verificò una sclerotizzazione del latino scritto (che diventò lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fuse sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.

Gli storici della lingua italiana etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come "volgari italiani", al plurale, e non ancora come "lingua italiana". Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone, mentre mancava un comune modello volgare di riferimento.[senza fonte]

Il primo documento tradizionalmente riconosciuto di uso di un volgare italiano è un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal Principato di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua o "Placito capuano"), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: «Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.» ("So [dichiaro] che quelle terre nei confini qui contenuti (qui riportati) per trent'anni sono state possedute dall'ordine benedettino"). È soltanto una frase, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai "volgare" e non più schiettamente latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko ("che") e il dimostrativo kelle ("quelle"), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana, ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.[senza fonte]

Sistema di scrittura

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto italiano e Ortografia italiana. La lingua italiana usa l'alfabeto italiano costituito da 21 lettere; al quale si aggiungono 5 lettere, tradizionalmente definite straniere, 'j' 'k', 'w', 'x', 'y', con cui forma l'alfabeto latino. X e J erano lettere utilizzate nell'italiano antico soprattutto nei toponimi (Jesi, Jesolo) e in alcuni cognomi come Lo Jacono e Bixio, o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e e raramente sulla o (una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (`) su tutte le altre. Il circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo significato.

L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe (àncora - ancóra).

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

L'italiano è lingua ufficiale in Italia (benché alcuni territori siano ufficialmente bilingui), nella Città del Vaticano (sebbene la lingua nominalmente ufficiale della Santa Sede sia invece il latino), a San Marino, nel sud della Svizzera (Canton Ticino e frange meridionali dei Grigioni), nella fascia litoranea della Slovenia (accanto allo sloveno) e nella regione istriana della Croazia (accanto al croato). È inoltre la lingua ufficiale dell'Ordine di Malta nonché una delle 4 lingue ufficiali della Confederazione elvetica e una delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.

In passato, l'italiano è stato lingua ufficiale (o coufficiale), per periodi diversi, anche in altre aree geografiche: in Corsica fino al 1859, nelle Isole Ionie fino al 1864, a Nizza fino al 1870, nel Principato di Monaco fino al 1919, a Malta fino al 1934. Durante la seconda guerra mondiale fu per breve tempo lingua ufficiale di territori annessi come le province di Lubiana, Spalato e Cattaro; nel corso dello stesso conflitto, o immediatamente dopo, perse inoltre lo stato di ufficialità nei territori sloveni del Goriziano e del Carso, nell'isola di Cherso e nelle allora province di Fiume e Zara (Croazia), in Albania, nel Dodecaneso, nonché in Libia, Etiopia ed Eritrea. Rimase invece lingua ufficiale in Somalia fino al 1963.

Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

Italia

La Costituzione della Repubblica Italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Tuttavia, in Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, dichiara all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». Inoltre la legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" stabilisce all'art. 1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano".

Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevedeva la modifica dell'art. 12 della Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali»: la proposta però non è stata approvata dal Senato e l'art. 12 nella forma in vigore al 31 dicembre 2012 non contiene indicazioni sulla lingua ufficiale.

Secondo uno studio statistico dell'ISTAT pubblicato nel 2017, il 90,4% della popolazione è di lingua madre italiana:

Regione Madrelingua italiani (maggiori di 6 anni d'età) Percentuale
 Puglia 3 746 000 96,9%
 Sardegna 1 527 000 96,6%
 Campania 5 295 000 96,0%
 Basilicata 526 000 96,0%
 Sicilia 4 590 000 95,8%
 Calabria 1 757 000 94,2%
 Molise 270 000 93,5%
 Abruzzo 1 160 000 92,2%
 Liguria 1 365 000 91,1%
 Valle d'Aosta 109 000 90,4%
 Marche 1 311 000 89,7%
 Piemonte 3 719 000 89,4%
 Toscana 3 127 000 89,2%
 Umbria 750 000 88,9%
 Veneto 4 083 000 88,4%
 Lazio 4 944 000 88,2%
 Friuli-Venezia Giulia 1 014 000 87,8%
 Lombardia 8 235 000 87,7%
 Emilia-Romagna 3 625 000 86,6%
 Trentino-Alto Adige 560 000 57,1%
Totale 51 790 000 90,4%